Butera
(Vutera in siciliano) è un comune di Caltanissetta che conta 5.063 abitanti. Confina con i comuni di Gela, Licata, Mazzarino, Ravanusa e Riesi. Dista, a sud, 49 km da Caltanissetta, il capoluogo di provincia. Qualora dovesse formarsi la provincia di Gela, Butera ne farebbe parte. Con i suoi 295 kmq di superficie, si piazza al 9° posto in Sicilia, e al 38° in Italia. Il territorio di Butera è collinare all'interno, e pianeggiante sulle coste (Piana di Gela); ed è compreso tra il fiume Salso e il Disueri. La città sorge su una collina a 402 metri sul livello del mare, a sud del capoluogo. Nel territorio di Butera si trova il lago Comunelli, formato da sbarramenti allo scopo di costituire riserve d'acqua in caso di siccità.
| |
|
Le origini di Butera sono incerte ma sembrerebbero risalire all’era del bronzo (200 a.C.).
Fu sotto il dominio saraceno dall’854 al 1089, anno in cui fu conquistata dal Gran Conte Ruggero che a sua volta, dopo averle assegnato il titolo di Contea, la concesse al marchese d’Arrigo.
In seguito il dominio passò a Guglielmo I, causa della dist·ruzione di Butera.
La città e il castello vennero ricostruiti da Re Guglielmo il Buono.
Nel 1540 il Re Filippo II concesse il titolo di Principe di Butera alla famiglia Branciforti che tale restò sino al 1805, quando l’unica erede dei Branciforti sposò Giuseppe Lanza (poi Branciforti) facendo del titolo di Principe di Butera il primo della Sicilia.
|
|
|
| |
L'economia del comune si basa soprattutto sulla coltivazione di grano, mandorle, carrube, olive e agrumi. Importante è la viticoltura, che alimenta la produzione del vino. Notevole rilevanza ha l'allevamento di ovini e bovini. Importanti sono le sagre della pasta e delle mandorle. Il turismo, negli ultimi decenni, si sta lentamente sviluppando, soprattutto nelle zone costiere di Marina di Butera e Falconara, con le creazioni di diversi villaggi turistici. |
|
| |
tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera
http://it.wikipedia.org/
|
|
| |
|
Numerose fonti fanno derivare il nome Mazzarino da "Mazzara" per deformazione dall'antico toponimo "Makterium". Antico borgo feudale consta di un impianto urbanistico (risalente al ‘700) che evidenzia la successione storica del suo sviluppo. Il centro si formò in età medievale attorno ad un castello di origine araba, del quale oggi si trovano solo pochi resti.
Nel 1143 Manfredi fu il primo signore di Mazzarino.
Nel 1304 passò sotto alla dinastia dei Branciforti, fino all’abolizione della feudalità, nel 1812.
Nel 1818, entrò a far parte della provincia di Caltanissetta.
Una particolare menzione merita, nella storia di Mazzarino, la figura di Carlo Maria Carafa (1650-1695) che si adoperò durante la sua signoria per l’attuazione di importanti riforme quali l’istruzione gratuita e l’introduzione della stampa mediante l’impianto di tipografie nel paese. Questo fece di Mazarino una piccola capitale politico-culturale. La città si arricchì, fra il XVII e il XVIII secolo, di monumenti di notevole qualità, fra i quali oltre venticinque chiese, molte di proporzioni grandiose, di quasi tutti gli ordini religiosi: i Gesuiti, nella chiesa di S Sant'ignazio; collegio Carmelitani, nella chiesa e convento di Santa Maria del Carmelo; i Domenicani, nella chiesa e convento di San Domenico; le Benedettine, nella chiesa e monastero di Sant’Anna; i Minori Riformati, a Santa Maria di Gesù; i Cappuccini, nell’omonimo convento.
Di notevole pregio anche i numerosi palazzi, sui quali primeggia, per ricchezza e dimensioni, quello dei Branciforti, ulteriormente ampliato e abbellito dal Carafa negli anni della sua vita mazzarinese.
Il comune è famoso per essere la culla dell'omonima famiglia nobile cui appartenne il cardinale Giulio Mazzarino.
|
|
|
|