Caltanissetta è un comune di 60.151 abitanti, capoluogo della omonima provincia siciliana. La città si colloca al quattordicesimo posto per superficie a livello nazionale mentre nella regione occupa il quartoposto. È il sesto comune capoluogo di provincia più alto d'Italia, il secondo dopo Enna in regione. Geograficamente Caltanissetta si colloca in posizione di rilievo dominante l'intera Valle del Salso, che si estende fino a includere la vicina Enna. Morfologicamente ricalca perfettamente le caratteristiche del territorio circostante, molto aspro e di composizione calcareo-argillosa. La città sorge fra tre colli (S. Anna, Monte San Giuliano e Poggio S. Elia) che, disposti ad arco, formano una conca entro la quale si sviluppa parte del centro storico e tutta la zona meridionale. Il nome degli abitanti di Caltanissetta, i "nisseni", è certamente derivato dall'antica Nissa, un antico villaggio (poi inglobato nel nuovo vasto tessuto urbano) nei pressi dell'odierna Sabucina che si legge per la prima volta in un'epigrafe pregreca. Gli albori di Caltanissetta vanno cercati in epoca antichissima: reperti dell'età del bronzo trovati nei pressi della città, indicano che la zona è abitata fin dal IV millennio a.C. La posizione strategica fu certamente il motivo per cui gruppi di uomini, già a partire dall'ultimo neolitico, decisero di insediarsi in questa particolare zona della Sicilia centrale, su delle alture da cui si poteva dominare tutto il paesaggio circostante, molto vicini alla costa settentrionale e collegati alla costa meridionale dall'Imera meridionale, fiume che all'epoca risultava essere navigabile. Il primo nucleo urbano, di origine sicuramente sicana, si formò nella zona del monte Gabal al Habib ("la montagna panoramica"), attestato da un'epigrafe del 397 a.C. nella quale si legge per la prima volta il nome Nissa che, con l'arrivo dei Greci intorno al VII secolo a.C., venne posta sotto il presidio di Siracusa. Da questo momento storico l'arte subì un notevole perfezionamento, iniziarono a sorgere i primi edifici sacri e funerari e vennero costruite mura e altre fortificazioni. Dopo la seconda guerra punica, la Sicilia passò sotto il domino dei Romani, ma come nel resto dell'isola, la loro influenza a Nissa rimase superficiale. Fino a qualche anno fa si pensava che nel 123 a.C. Nissa fosse stata invasa dai Romani guidati dal console Lucio Petilio, che vi installarono una colonia chiamata "Petiliana" in suo onore. Oggi, dopo recenti studi, si tende a pensare che la colonia Petiliana corrisponda alla vicina Delia. Ciononostante il passaggio del console è rimasto un segno indelebile nella toponomastica della zona (es. Borgo Petilia). Un importante indizio della presenza latina risiede nei resti di una villa a nord-ovest di Sabucina, da dove provengono vari reperti archeologici, tra cui un busto dell'imperatore Geta. I primi ad abitare nell'attuale luogo della città furono i Bizantini che nella seconda metà dell'VIII secolo probabilmente edificarono il castello di Pietrarossa. Con l'arrivo degli Arabi, intorno all'846, che ne mutarono il nome in Qal’at al-nisā' ("castello delle donne"), vi si stanziarono oltre trecento famiglie di origine tunisina Nel 1087, la città venne occupata dai Normanni, e divenne possedimento del Gran Conte Ruggero, che la trasformò in feudo per vari membri della sua famiglia e fondò l'abbazia in stile romanico di Santo Spirito. Durante il dominio aragonese nel 1296 Federico III nominò conte Corrado Lancia. Nel 1361 i baroni Francesco Ventimiglia e Federico Chiaramonte assediarono Federico IV nel Castello di Pietrarossa, dove aveva trovato rifugio, e fu salvato dai nisseni. Nel 1365 Guglielmo Peralta, che già controllava Sciacca e Caltabellotta divenne il signore di Caltanissetta. Nel 1358 aveva riunito nel Castello di Pietrarossa i quattro uomini più potenti della Sicilia di allora (tra cui lui), Artale Alagona, Manfredi Chiaramonte, Francesco Ventimiglia, che si spartirono l'intera Sicilia nel cosiddetto Governo dei Quattro Vicàri, che durò fino al 1392, quando Martino I di Sicilia intervenne militarmente. Il re Martino I regnò fino al 1409, quando gli successe il padre Martino I di Aragona, che però morì un anno dopo, nel 1410. Nel 1407 Caltanissetta passò ai Moncada di Paternò (con la nomina di Matteo conte da parte di Martino I), a cui resterà per 405 anni, fino all'abolizione della feudalità in Sicilia, nel 1812. Nel 1553 fu costruito il Ponte Capodarso sul fiume Salso per facilitare il trasporto dello zolfo. La costruzione, alta quasi 20 metri, è ancora esistente e percorribile. Nel 1718 a Caltanissetta scoppiò una rivolta antisavoiarda, come in molti altri centri siciliani. L'11 luglio di quell'anno le truppe sabaude di Vittorio Amedeo II di Savoia, guidate dal viceré Annibale Maffei furono costrette ad abbandonare la città. Nel 1816, in pieno periodo borbonico, Caltanissetta fu elevata a capoluogo di provincia, grazie alla mediazione del giurista Mauro Tumminelli. Per questo motivo la popolazione nissena si rifiutò di partecipare ai moti separatisti di Palermo del 1820, e la città dovette subire un tentativo di saccheggio da parte di alcune bande armate capitanate da Salvatore Galletti, principe di San Cataldo, che devastarono il quartiere della Grazia. Da questo evento nacque la ormai proverbiale rivalità tra le due città. Aderì ai moti rivoluzionari ed indipendentisti del 1848-1849 che ebbero termine proprio a Caltanissetta, dove fu firmata la capitolazione dei rivoluzionari. Dopo l'unità d'Italia fu interessata da un grande boom economico dovuto soprattutto ad un'intensa attività mineraria. Durante la Seconda guerra mondiale, nel quadro dello sbarco degli Alleati in Sicilia, subì diversi bombardamenti (7-9-11-13-17 luglio 1943) durante i quali persero la vita 351 civili. Il 18 luglio le truppe americane sbarcate a Gela una settimana prima entrarono e occuparono la città.
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