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Festa di Sant Agata Stampa E-mail

festa di sant agataLa Festa di Sant'Agata è la più importante festa religiosa della città di Catania e si celebra in onore della santa Patrona della città. Si svolge tutti gli anni dal 3 al 5 febbraio e il 17 agosto. La prima data è quella del martirio della santa catanese, mentre la data di agosto ricorda il ritorno a Catania delle sue spoglie, dopo che queste erano state trafugate e portate a Costantinopoli dal generale bizantino Giorgio Maniace quale bottino di guerra e dove rimasero per 86 anni.

Dal 3 al 6 febbraio arrivano a Catania quasi un milione di persone fra devoti provenienti da tutta Italia, turisti e curiosi.

La festa ai giorni nostri

Ai giorni nostri la festa dura dal 3 al 5 di febbraio. Spesso la festa si conclude il 6 mattino dopo la tradizionale "Salita di San Giuliano" che i fedeli, trainando il fercolo, percorrono di corsa.

La Salita di San Giuliano illuminata
In tutte le strade principali del centro storico di Catania vengono approntate delle illuminazioni artistiche che danno una particolare luce di festa a tutta la città. Tutti gli anni vengono variati i motivi ornamentali ma l'effetto è sempre molto coinvolgente e suggestivo.Il culmine di queste luci si ha alla sommità di via di Sangiuliano, dove viene realizzato un enorme pannello, largo quanto tutta la strada, che, come un grande mosaico di luci colorate, raffigura una scena della vita di sant'Agata. Esso, per le sue dimensioni, è visibile da lontano e rappresenta un grande affresco sullo sfondo del cielo stellato. Il tema di tale fondale cambia tutti gli anni e rappresenta come una storia a puntate della epopea della santuzza, vezzeggiativo con cui è chiamata dai catanesi la vergine e martire Agata.

Molto antica è la tradizione dei cerei o cannalori[2] In principio, forse già nel XV secolo erano quasi dei carri allegorici di Carnevale cambiavano foggia ogni anno ed erano più di trenta. Al giorno d'oggi sono undici e rappresentano le corporazioni delle arti e dei mestieri della città. Si tratta di grosse costruzioni in legno riccamente scolpite e dorate in superficie, costruite, generalmente, nello stile del barocco siciliano, e contenenti al centro un grosso cereo. Questi imponenti ceri dal peso che oscilla fra i 400 ed i 900 chili, vengono portati a spalla, a seconda del peso, da un gruppo costituito da 4 a 12 uomini, che le fa avanzare con una andatura caracollante molto caratteristica detta 'a 'nnacata.

Le cannalore, oltre a precedere la processione di sant'Agata nei giorni 4 e 5 febbraio, già 10 giorni prima iniziano a girare per la città portandosi presso le botteghe dei soci della corporazione a cui appartengono, scortate da una banda che suona allegre marcette. Gli undici cerei hanno una posizione ben codificata nell'ordine da tenere nel corso della processione alla quale partecipano.

Le candelore in via Etnea il giorno 3 precedono la processione per l'Offerta della cera a sant'Agata
Il fercolo di sant'Agata o vara (in catanese), prima del 1379 era in legno dorato molto pregiato, è un tempietto di argento che ricopre una struttura in legno, riccamente lavorato, che trasporta il busto-reliquiario della santa catanese e lo scrigno, in argento, entro cui sono custodite tutte le reliquie di sant'Agata. Costruito nel 1518, in puro stile rinascimentale, è finemente cesellato e ornato, sul tetto di copertura, da dodici statue raffiguranti gli apostoli. Ha forma rettangolare ed è coperto da una cupola, anch'essa rettangolare, poggiata su sei colonne in stile corinzio. Fu costruito dall'artista orafo Vincenzo Archifel operante a Catania dal 1486 al 1533. Il fercolo, in gran parte ristrutturato dopo i bombardamenti della guerra, è d'argento massiccio. Si muove su ruote in gomma piena e viene trainato tramite due cordoni, al cui capo sono collegate quattro maniglie, lunghi più di 200 metri, dai cittadini[7] nel caratteristico saccu.

Dall'addobbo floreale della vara si può riconoscere se si è alla processione del giorno 4 o a quella del giorno 5 febbraio. Infatti, i fiori che addobbano il fercolo, sempre garofani, sono di colore rosa[8] nella processione del giorno 4 febbraio e di colore bianco[9] nel giro interno del giorno del martirio che si festeggia il 5 febbraio .

Lo scrigno che contiene le reliquie di sant'Agata è una cassa d'argento in stile gotico, realizzata intorno alla fine del XV secolo dall'artista catanese Angelo Novara. Il coperchio anch'esso in argento fu realizzato dallo stesso artista che costrui la vara. Esso è riccamente istoriato con immagini della vita di sant'Agata e contiene le sue reliquie racchiuse in diversi reliquiari. Esse sono costituite dalle due braccia con le mani, dalle due gambe con i piedi, dai due femori e dalla mammella oltre al santo velo. I reliquiari che le contengono sono tutti di diversa fattura in quanto costruiti in epoche differenti.

Il busto reliquiario di sant'Agata

Il busto della santa, completamente in argento, è stato realizzato nel 1376 e contiene anch'esso delle reliquie di sant'Agata. Infatti nella testa, ricoperta da una corona donata dal re inglese Riccardo Cuor di Leone di passaggio a Catania di ritorno da una Crociata, è stato inserito il teschio della santa catanese, mentre nel busto è inserita la cassa toracica. Il busto fu realizzato dall'artista Giovanni di Bartolo, su incarico del vescovo di Catania, Marziale che esaudì un desiderio di Papa Gregorio XI, ed è ricoperto da oltre 300 gioielli ed ex voto. Oltre alla già menzionata corona, si possono citare alcuni dei più importanti gioielli donati alla santa: due grandi angeli in argento dorato che sono posti ai lati del busto di Sant'Agata; una collana del XV secolo incastonata di smeraldi, donata dal popolo di Catania anche se molti attribuiscono questo dono al viceré Ferdinando De Acuna; una grande croce riccamente lavorata del XVI secolo; il collare della Legion d'Onore francese appartenuto al musicista catanese Vincenzo Bellini; croci pettorali appartenute a vescovi di Catania, Dusmet, Francica Nava, Ventimiglia; un anello appartenuto alla regina Margherita che lo donò nel 1881 nel corso di una visita a Catania

 

L'abbigliamento dei cittadini

I devoti che trainano il fercolo, vestono un saio di cotone bianco detto saccu, un copricapo di velluto nero detto scuzzetta, un cordone monastico bianco intorno alla vita, dei guanti bianchi e un fazzoletto, anch'esso bianco, che viene agitato al grido Tutti divoti tutti, cittadini viva sant'Aita[10].L'origine ed il significato di questo saio bianco è molto dibattuta. Alcuni lo fanno risalire al fatto che nel 1126 al ritorno delle spoglie della santa a Catania, la cui notizia si sparse durante la notte, il popolo si riversò per le strade in camicia da notte. Ma questa versione cozza contro la storia in quanto l'invenzione della camicia da notte risulta essere successiva a quell'epoca. Altri sostengono che si riferisca al culto di Cerere di cui si è detto prima.Probabilmente nessuna di queste ipotesi è quella vera e occorre dare conto alle testimonianze di alcuni cronisti del tempo. Nel XVI secolo la vara veniva trasportata dagli ignudi[11]. Nel seicento, Pietro Carrera scriveva quanto secondo lui era accaduto la notte del 17 agosto del 1126:

3 febbraio - La processione dell'offerta della cera

La chiesa di sant'Agata la fornace dalla quale parte la processione per l'offerta della cera a sant'Agata

Il giorno 3 febbraio si ha l'inizio dei festeggiamenti religiosi con la processione dell'offerta della cera a sant'Agata, detta anticamente la processione della luminaria[12]. La processione, alla quale partecipano il clero, le autorità cittadine con in testa il sindaco e la giunta comunale, gli antichi ordini militari e cavallereschi, parte dalla Chiesa di Sant'Agata alla Fornace in Piazza Stesicoro, detta a caccaredda[13], ovvero la fornace in cui sarebbe stata martirizzata sant'Agata, per raggiungere, attraverso la via Etnea e piazza Duomo, la Cattedrale di sant'Agata.La processione ha inizio con la sfilata in corteo delle undici cannalore, questa volta non seguite dalla banda. Seguono l'arcivescovo metropolita, i capitoli delle basiliche Cattedrale e Collegiata, il sindaco con la giunta comunale, autorità civili e militari oltre al clero dell'arcidiocesi. Il sindaco si reca alla chiesa di San Biagio su di una carrozza settecentesca del Senato catanese assieme ad alcuni membri della giunta mentre altre autorità prendono posto in una seconda carozza più piccola. Da alcuni anni le due carrozze sono esposte in permanenza nell'atrio del Palazzo degli Elefanti, la sede del municipio di Catania.

4 febbraio - Il giro esterno della città

Il fercolo argenteo di sant'Agata la mattina del 4 febbraio inizia il giro esterno della città

I festeggiamenti del giorno 4 hanno inizio con la messa dell'aurora[14]. Essa rappresenta la prima funzione religiosa in onore della santa. Con la chiesa invasa dai fedeli con il camice bianco, si assiste prima all'uscita del simulacro e dello scrigno dalla camera blindata in cui vengono conservati. La scena è molto toccante e suggestiva con i cittadini che sventolando il fazzoletto bianco esplodono nell'urlo:

(SCN)
« è ccu razia e ccu cori,
pi sant'Aituzza bedda, ca stà niscennu,
cittadini!
semu tutti devoti, tutti?
cettu, cettu
cittadini, cittadini,
cittadini!
evviva sant'Agata,
cittatini!
evviva sant'Agata.
tutti devoti, tutti?
cittadini, cittadini! »
(IT)
« con grazia e con cuore,
per sant'Agatuccia bella, che sta uscendo,
cittadini!
siamo tutti devoti, tutti?
certo, certo
cittadini, cittadini,
cittadini!
evviva sant'Agata,
cittatini!
evviva sant'Agata.
tutti devoti, tutti?
cittadini, cittadini! »

Viene poi portato il mezzobusto contenente le reliquie sull'altare maggiore ed ha inizio la messa detta dell'aurora. Durante il tragitto dalla camera del tesoro all'altare maggiore viene intonato l'inno di sant'Agata

 
Alla fine della messa, il fercolo con sant'Agata, preceduto dalle cannalore, inizia il giro esterno della città. La prima parte del percorso si snoda sotto Porta Uzeda con 'a calata da marina[15] e poi in via Dusmet passando sotto i bastioni delle cinquecentesche mura di Carlo V. Qui fino agli anni settanta avveniva un lancio di fettucce colorate da parte dei seminaristi. I platani sottostanti, spogli di foglie data la stagione, si rivestivano così di nastri colorati creando una fantastica immagine cromatica.Il fercolo prosegue poi per le altre strade del giro esterno della città fra due straboccanti ali di folla. Nel corso del giro effettua una sosta in piazza Carlo Alberto davanti al Santuario della Madonna del Carmine. Raggiunge poi la piazza Stesicoro dove si trovano i luoghi che ricordano il martirio di sant'Agata. Qui infatti esistono la Chiesa di Sant'Agata al Carcere e la Chiesa di Sant'Agata alla Fornace in cui la vergine Agata subì il martirio. A questo punto c'è l'avvenimento più caratteristico della giornata. Lungo a cchianata de' Cappuccini,[16] il fercolo di sant'Agata viene trainato di corsa fino al culmine della stessa, giungendo così dinanzi alla Chiesa di san Domenico, nella omonima piazza.Raggiunta la Chiesa di Sant'Agata la Vetere,[17] la prima cattedrale di Catania, la processione si ferma qui per alcune ore. Verso sera, dopo una messa nella piccola Chiesa di Sant'Agata la Vetere, riprende il giro esterno della città che attraversa i quartieri dell' antico corso, dei cappuccini, del 'u futtinu[18], di san Cristoforo e degli Angeli custodi, per rientrare in cattedrale, alle prime luci dell'alba e negli ultimi anni la mattina del giorno 5. Qui si da luogo a fantasmagorici spettacoli di fuochi pirotecnici.

5 febbraio - Il giro interno

Il fercolo di Sant'Agata durante la festa a Catania. 5 febbraio 2004

La festa ha inizio con il solenne pontificale, concelebrato dai vescovi di tutta la Sicilia, in presenza del legato pontificio che è solitamente un cardinale. Partecipano il clero catanese al completo, le autorità civili e militari ed il popolo dei fedeli. Nel pomeriggio, verso le diciotto, ha inizio il giro interno della città. Il fercolo percorre la via Etnea fino al Giardino Bellini, per deviare poi in via Caronda che percorre fino ad arrivare in piazza Cavour o, come dicono i catanesi, 'u bbuggu[19] dove, davanti alla Chiesa di Sant'Agata al Borgo, ha luogo uno spettacolo pirotecnico.

Alla fine la processione scende, lungo la via Etnea, verso la cattedrale fino ai Quattro canti dove gira a destra per effettuare di corsa a cchianata 'i Sangiulianu[20] Questo è il momento topico dal punto di vista spettacolare. Il fercolo trainato di corsa dai citatini raggiunge la sommità della salita fra due ali di folla plaudente.[21] Per via dei Crociferi, la più bella strada barocca di Catania, il fercolo si avvia verso la cattedrale. Viene effettuata l'ultima sosta davanti al convento delle suore benedettine che, da dietro le grate del loro monastero, intonano dei canti a sant'Agata. Quindi, quando il sole sta per sorgere (o, più spesso, quando è già sorto da molte ore), sant'Agata fa rientro in cattedrale salutata da un nutrito spettacolo pirotecnico.

La festa del 17 agosto

Questa festa è forse la più antica nel tempo, in quanto si rifà ai festeggiamenti spontanei che si verificarono nella notte del 17 agosto dell'anno 1126 quando le spoglie della santa martire catanese vennero riportate a Catania da Costantinopoli, dai due soldati Gisliberto e Goselmo.La festa si svolge in maniera ridotta rispetto ai grandiosi festeggiamenti di febbraio, ma attira comunque nel centro storico migliaia di fedeli, turisti e curiosi. Oltre alla messa in onore di Sant'Agata, nel tardo pomeriggio si svolge una breve processione con lo scrigno contenente le reliquie e il mezzobusto reliquiario, nei dintorni della Cattedrale e di piazza Duomo, con straordinari giochi pirotecnici all'arrivo a piazza Borsellino e all'uscita e al rientro delle reliquie.

Altre manifestazioni

A sira ô tri

Fuochi pitotecnici della A sira ô tri , la sera del 3 febbraio

La sera del 3 di febbraio, ( 'a sira 'o tri, cioè la sera del 3), si svolge in piazza del Duomo, davanti alla Cattedrale, un concerto di canti dedicati a sant'Agata, eseguiti da corali cittadine. Davanti ad una folla festante questo rappresenta un momento di omaggio alla vergine catanese. Alla fine del concerto ha luogo uno spettacolo piromusicale che per durata e bellezza non ha eguali. A questo proposito quando si vuol citare un evento fuori dal comune, i catanesi dicono: «mancu 'a sira ô tri»("Nemmeno la sera del tre febbraio") ad indicare la grandiosità dell'evento.
Il pomeriggio del 3 febbraio, nelle strade del centro storico di Catania ha luogo il Trofeo Sant'Agata, un giro podistico sulla distanza di 10.000 m. che nel corso degli anni ha assunto una notevole importanza in campo internazionale. La gara ha spesso laureato come vincitori atleti che avrebbero poi vinto grandi manifestazioni internazionali.In passato si disputavano gare di altri sport, tra cui il calcio. Ne fu protagonista l'Unione Sportiva Catanese, che negli anni venti organizzava ogni anno una partita (di solito contro squadre messinesi) in cui veniva messo in palio il Trofeo. Nel 1992 il Calcio Catania tentò di riproporre l'evento, ma lo scarso interesse del pubblico fece desistere gli organizzatori[22].

La fiera di sant'Agata
La fiera di sant'Agata risale a molti secoli addietro quando dava l'avvio ai festeggiamenti agatini con un grande mercato che si rifaceva alle tradizioni delle fiere medioevali quando re e principi concedevano l'esenzione da dazi e gabelle, indulti ai condannati e concessioni di giochi non consentiti nel corso dell'anno. Era visitata da un notevole numero di persone che venivano attratte, oltre che dalla festa, dalla possibilità di fare acquisti a prezzi più bassi.Ai giorni nostri la fiera di sant'Agata è un grande mercato all'aperto che si svolge durante i festeggiamenti alla santa patrona catanese. Rimane aperta per circa otto giorni durante i quali accoglie i visitatori fino a notte fonda. Nel corso degli anni ha cambiato aspetto e sede (di solito si svolge al Giardino Bellini), mantenendo comunque il suo aspetto di calda allegria apportata da grandi e piccoli visitatori.

Non potevano mancare, in periodo di festa, i dolci legati alla tradizione della santa catanese. Oltre alla famosa calia e simenza, presente in ogni festa a Catania, vengono realizzati per la ricorrenza alcuni dolciumi che hanno un riferimento a sant'Agata, come i cassateddi di sant'Aita e le olivette. Si tratta di dolci caratteristici della festa di sant'Agata e sono simbolici e attinenti alla vergine catanese. Le cassateddi fanno riferimento alle mammelle, per questo detti anche minnuzzi ri Sant'Àjita , che furono strappate alla santa durante i martirii a cui venne sottoposta per obbligarla ad abiurare la sua fede. Le olivette, invece, si riferiscono ad una leggenda che vuole sia stato un albero di ulivo, sorto improvvisamente, a nascondere la vergine Agata mentre era ricercata dai soldati del console romano Quinziano.

 
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