| Monreale |
|
|
Adagiata sulle pendici del monte Caputo, domina tutta la conca d'oro. La facciata si presenta con un portico a trifora, due massicce torri fortificate (quella di sinistra trasformata in campanile) e pregevoli porte bronzee, una delle quali è opera di Bonanno Pisano e risale al 1185, 1186 secondo il computo degli anni in uso a Pisa.
Il vastissimo interno basilicale a tre navate, lungo 90 metri, al quale si accede attraverso il portico sul fianco sinistro, misura 102x40 m; il soffitto è una volta a crociera di tipo bizantino a pianta quadrata e senza cupola, e dietro l'altare l'edificio termina con tre absidi.
Le cappelle del Crocifisso e di San Benedetto sono due notevoli esempi del barocco siciliano. L'altare maggiore è una raffinata opera del XVIII secolo, eseguita dall'argentiere romano Luigi Valadier. Il grande organo, dotato di ben sei tastiere e posto accanto l'altar maggiore, è opera del XX secolo dei Fratelli Ruffatti di Padova, loro maggiore realizzazione sul territorio italiano. Il tesoro della cattedrale conserva, fra le altre cose, arredi sacri (anche di fattura francese), una cassettina di rame smaltato del XIII secolo ed un reliquario della Sacra Spina (della corona di Cristo), risalente al periodo gotico. La cappella del tesoro è di epoca barocca.
Il chiostro di MonrealeIl Duomo è affiancato dal ""chiostro"" dell’antico convento benedettino, eseguito sul finire del XII secolo ed esempio stupendo di architettura bizantina.
Si narra che Guglielmo, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si fosse addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale. In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole: “Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruiscici un tempio in mio onore”. Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno. Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d’oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale (1176), per il quale furono chiamate maestranze arabe specie per i mosaici (“i mastri di l’oru”), che adornano non solo l’abside col Cristo Pantocratore ma anche le pareti e le colonne. L’opera eccezionale e la leggenda sono celebrati da un canto popolare raccolto da Salvatore Salomone Marino, folclorista della scuola di Pitrè, che così recita tradotta in italiano: Benedetto il maestro che la fece Il Sovrano che la fece costruire Non si conta e non si può dire quanto sia splendido e ricco Non c’è oro, né argento, né moneta che basti Maria che è imperatrice del cielo Disse: “Il mio Trono mi voglio costruire”. Invia dunque gli Angeli a costruire la Matrice Ed essi fermeranno il volo a Monreale. Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Monreale" |